Archivio mensile:luglio 2006

NOTTE MAGICA


Da qualche giorno mi girava per la testa l’idea di scrivere qualche riga sullo pseudo-nazionalismo "bisestile" degli italiani.
Tuttavia dopo ieri sera questo pensiero è stato completamente cancellato da un evento che rimarrà per sempre impresso nella mia memoria in ogni sua sfumatura. Non mi è balenata nemmeno per un istante l’idea di rovinare questa festa unica.
Mai dimenticherò la “ecci-tensione” del pre-partita, l’Inno cantato tutti abbracciati, lo sconforto dopo il rigore segnato dalla Francia, la grande gioia per il pareggio, il battito del cuore fortissimo durante la “roulette tedesca” dei calci di rigore e le grida da invasati dopo la rete decisiva di Fabio Grosso, il delirio per la strada.
Questo è il Mondiale di chi, come me, ventiquattro anni fa non c’era e se tra qualche anno mi dovessi trovare a raccontare cosa ho provato la sera del 9 luglio del 2006 non sarei in grado di descrivere a chi non era lì quella che è certamente una delle emozioni più intense della mia vita se non la più intensa.
Mentre scrivo alla tv vanno ininterrottamente le immagini, le grida e la festa di ieri notte. Beh, ammetto di non riuscire ancora a trattenere le lacrime piene di gioia e di emozione. Ho un cuore tenero, che ci vuoi fare?
Nel delirio generale di ieri notte mi sono trovato in mezzo alla strada, fradicio, a cantare a squarciagola cori per tutti i nostri Campioni, anche per quel Marco Materazzi, uno dei più grandi eroi di Germania, che prima non mi era poi così simpatico. Chi se lo sarebbe aspettato da uno col cuore bianco e nero come me? Nemmeno mi sarei aspettato di avere l’enorme delusione che mi ha dato il giocatore che per anni ho amato quasi carnalmente. Chi si aspettava che un campione del mondo, d’Europa, pallone d’oro e via dicendo concludesse la sua gloriosa carriera in maniera tanto indegna?
Ma la gioia è, come dire, über alles e proprio non riesco a togliermi dagli occhi l’immagine del nostro Capitano che alza la Coppa al cielo come quella notte di Madrid che tutti abbiamo sempre visto con la curiosità ed il fremente desiderio di chi spera che quel gesto si ripeta presto. Beh, quel momento finalmente è arrivato grazie al cuore di un gruppo di 23 ragazzi uniti, non come quelli che sono scesi in campo per uccidere il mondiale con le proprie individualità e che ben presto sono tornati a casa. Questa è la vittoria del cuore e della testa, merito anche di un signore che non ha mai smesso di crederci, quello stesso signore che quel giorno di maggio del 1998 era seduto sulla panchina a pochi metri da me, la mia prima volta in uno stadio, a festeggiare lo scudetto numero 25.
Ora mi scuserete ma devo andare a comprare la cornice dove metterò una delle due copie (quella ancora intonsa) della “Rosea” acquistata stamattina perché quella di ieri notte è indubitabilmente una giornata da incorniciare.
VIVA L’ITALIA!
EC
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