Archivio mensile:novembre 2008

Il buongiorno al nord…


 
Avete presente quanto è bello svegliarsi la mattina, aprire le finestre e vedere il cielo azzurro e il meraviglioso sole della Sardegna? Si, tutti voi o quasi sapete cosa significa. Significa iniziare una giornata per il verso giusto, essere di buon umore.
Immaginate invece di dovervi alzare la mattina alle sei nel cuore della Brianza e vedere questo scenario:
 
  
 
Come potranno essere le mie giornate nordiche? Qua è tutto terribilmente grigio (e qualche volta bianco) che non ci si può svegliare di buon umore.
E poi volete mettere la scocciatura di dover "scongelare" la macchina ogni mattina?
Per fortuna che il sardo è ingegnoso ed ha il cuore talmente caldo che i sistemi anti-gelo non servono. Ecco allora cosa mi sono inventato:
 
 
Il sistema anti-gelo "Sa bagassa 2000"!
Cosa non si fa per sopravvivere al gelo nordico…
 
Comunque la lontananza da casa è molto pesante e allora bisogna tovare il modo di sentirsi più vicini. Ma come?
 
 
Ma con una bella Ichnusa, ovviamente!
 
Casa, mi manchi tantissimo….
 
 

Ti piace vincere facile?


 
Poco meno di una settimana fa sono andato a cena con della amiche in un ristorante brasiliano di Olbia ma in realtà non è di questo che voglio parlare. Durante la cena un televisore vicino al nostro tavolo trasmetteva dei video di musica brasiliana, uno di questi ha catturato la nostra attenzione. Ricordate la pubblicità di un gratta e vinci? La voce diceva: "Ti piace vincere facile?" e in sottofondo andava una musica che faceva "Bom xibom xibom bom bom……". La canzone è carina ma il video è diventato una sorta di nostro tormentone per via di un curioso balletto che precede il ritornello. Durante quella serata abbiamo concluso che uno di quei "movimenti" che corrisponde al testo "E o motivo todo mundo Já conhece É que o de cima sobe E o de baixo desce" significa "ti voglio bene".
Questo post non è un seplice invito a guardare il video ma vuole stimolarvi a dimostrare il vostro affetto per i vostri amici e i vostri cari con un gesto naturale, proprio come quello quel video. Fatelo e vedrete che risultati!
 
 

Il viaggio. L’inizio.


Non mi sembra il caso di dilungarmi sulla settimana di preparativi e sui momenti a tratti strazianti prima dell’imbarco, vorrei considerare il viaggio nel suo insieme, nel senso più fisico del termine. Si parte sabato 8 novembre con la Tirrenia da Olbia per Genova, compagni di viaggio una ragazza conosciuta pochi giorni prima, un cane bassotto e un gatto. Tutti insieme appassionatamente in una squallida cabina interna tranne il gatto che rimane in macchina.

Si parte. Prima di cenare nel lussuoso self-service Il Cormorano osservo le poche persone a bordo e inizio a capire qualcosa di più sull’essenza del viaggio. Per diversi anni di lavoro mi sono limitato ad interpretare il viaggio come la risposta ad una sola ripetitiva domanda: "Da dove e per dove?", senza capire che dietro ad ogni diversa risposta a quella domanda c’era un perchè, una o più vite che si spostano da una parte all’altra del mondo per un motivo, magari molto importante. Oggi io sono uno di loro. Metto da parte i miei pensieri convincendomi che la mia è solo una paranoia dovuta al distacco dal mio ambiente, dai miei amici, dalle mie abitudini e vado a mangiare. Dopo cena ci avviciniamo al bar della nave per un digestivo, "Due Montenegro, grazie". Nemmeno il tempo di pronunciarlo che i primi due bicchieri sono già vuoti. "Un altro giro". Il barista versa una dose normale nel bicchiere di Debora, la mia compagna di viaggio, e un po’ meno nel mio perchè la bottiglia è finita.

Mentre il barista si allontana per prendere la nuova bottiglia e completare la dose, Debora svuota quasi del tutto il mio bicchiere nel suo. Non ci credo. "Tu sei una matta" e inizio a ridere immaginando quali effetti sortirà questo gesto nei secondi (ma non solo) successivi. Torna il barista, guarda il bicchiere e poi si rivolge a me col caratteristico accento napoletano: "Te lo sei già bevuto, eh?". Iniziamo tutti a ridere, compresi i nostri "vicini di bancone" e altri membri dell’equipaggio che avevano assistito a tutta la scena sfuggita all’ignaro, ma non per questo stupido, barista. Il barista però sta al gioco e a questo punto riempie anche il mio bicchiere con una dose doppia di Montenegro. Nell’ilarità generale beviamo il nostro digestivo e ci avviamo in cabina. Io crollo quasi subito più che altro per la stanchezza mentale che mi accompagna in queste giornate.

 

Giorno 1. 9 novembre. Alle 8.30 si sbarca a Genova, ognuno si muove con la sua macchina allora ci diamo appuntamento in un Autogrill in autostrada per una breve colazione, saluti e ognuno parte per la sua destinazione. Prosegue il viaggio. La strada per Milano non è lunga, esco per prendere la tangenziale e in non molto tempo arrivo a casa, verso le 11.45. Parcheggio nel piazzale davanti a casa, scendo, il mio primo sguardo è per il cielo e il mio primo pensiero è a voce alta: “Che merda!”. Chiudo la macchina e mi incammino verso casa dove saluterò chi mi aspetta all’interno. La giornata scorre senza grandi emozioni, solo una grande stanchezza (anche stavolta mentale) nella serata e via a letto presto.

 

 

Giorno 2. Sveglia con tutta calma e verso le 10 si parte in direzione di Milano, hotel Melià. Vado ad una rassegna eno-gastronomica all’interno della quale verrà presentata una guida di ristoranti della Lombardia. Non appena entrati una signora bionda si avvicina a noi e con fare obbligatoriamente cortese e ammiccante ci propone di partecipare ad un mini-convegno sull’acqua con tanto di degustazione di 10 tra le migliori acque del mondo. Uno di noi, l’unico, dice di sì. Grandioso. Alla signora bionda non sembra vero, a me nemmeno ma per motivi diversi. E’ stata la mezz’ora più sprecata della mia vita, una inutile digressione su residui fissi, e abbinamenti con cibi e cazzate varie. Quattro signoroni in abito che hanno discusso di niente di fronte ad una platea che a turno faceva la fila per andare in bagno (vi lascio immaginare l’effetto di 10 bicchieri d’acqua in poco più di mezz’ora). Il resto della giornata prosegue senza emozioni, questo ambientamento prosegue in maniera molto soft.

 

Giorno 3. La mattinata è tutta di relax e cazzeggio ma dopo pranzo decido di andare a bere un caffè con mia madre. Ci incamminiamo a piedi verso il centro del paese dove vive fino ad arrivare in un bar sulla strada provinciale. Ci sediamo e ordiniamo da bere e mentre chiacchieriamo il mio sguardo si ferma in direzione di un frigorifero e lì, da quella parte vedo improvvisamente l’oggetto del mio desiderio: la Figa.

Mi alzo di scatto e le vado incontro, la afferro con decisione e la porto al tavolo dove c’è mia madre, non posso fingere di non averla vista, questa è la Figa che stavo cercando.

Chiedo a mia madre cosa ne pensa ma lei è perplessa e tutto sommato mi sembra comprensibile, non l’ha mai provata!

Mi alzo e vado a pagare, “un caffè, un bicchiere d’acqua, una cioccolata e una figa”. Tutto fa 7 euro, cioè tolte le prime tre cose mi sono portato a casa una figa per soli 3 euro. Ah, devo aver omesso di dirvi che la Figa è una bibita analcolica che da queste parti sta spopolando e che con tutta probabilità a breve si troverà dappertutto. Ho fatto una foto alla Figa, ve la allego. Il resto della serata…. Ma che ve lo dico a fare!

 

 

 
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