Archivio mensile:giugno 2010

Meriggiare pallido e assorto.


Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

E.Montale


Questo lo scrivevo quasi 4 anni fa. Mi fa piacere poterlo “riesumare” per l’occasione e condividerlo con voi.

Da qualche giorno mi girava per la testa l’idea di scrivere qualche riga sullo pseudo-nazionalismo “bisestile” degli italiani.
Tuttavia dopo ieri sera questo pensiero è stato completamente cancellato da un evento che rimarrà per sempre impresso nella mia memoria in ogni sua sfumatura. Non mi è balenata nemmeno per un istante l’idea di rovinare questa festa unica.
Mai dimenticherò la “ecci-tensione” del pre-partita, l’Inno cantato tutti abbracciati, lo sconforto dopo il rigore segnato dalla Francia, la grande gioia per il pareggio, il battito del cuore fortissimo durante la “roulette tedesca” dei calci di rigore e le grida da invasati dopo la rete decisiva di Fabio Grosso, il delirio per la strada.
Questo è il Mondiale di chi, come me, ventiquattro anni fa non c’era e se tra qualche anno mi dovessi trovare a raccontare cosa ho provato la sera del 9 luglio del 2006 non sarei in grado di descrivere a chi non era lì quella che è certamente una delle emozioni più intense della mia vita se non la più intensa.
Mentre scrivo alla tv vanno ininterrottamente le immagini, le grida e la festa di ieri notte. Beh, ammetto di non riuscire ancora a trattenere le lacrime piene di gioia e di emozione. Ho un cuore tenero, che ci vuoi fare?
Nel delirio generale di ieri notte mi sono trovato in mezzo alla strada, fradicio, a cantare a squarciagola cori per tutti i nostri Campioni, anche per quel Marco Materazzi, uno dei più grandi eroi di Germania, che prima non mi era poi così simpatico. Chi se lo sarebbe aspettato da uno col cuore bianco e nero come me? Nemmeno mi sarei aspettato di avere l’enorme delusione che mi ha dato il giocatore che per anni ho amato quasi carnalmente. Chi si aspettava che un campione del mondo, d’Europa, pallone d’oro e via dicendo concludesse la sua gloriosa carriera in maniera tanto indegna?
Ma la gioia è, come dire, über alles e proprio non riesco a togliermi dagli occhi l’immagine del nostro Capitano che alza la Coppa al cielo come quella notte di Madrid che tutti abbiamo sempre visto con la curiosità ed il fremente desiderio di chi spera che quel gesto si ripeta presto. Beh, quel momento finalmente è arrivato grazie al cuore di un gruppo di 23 ragazzi uniti, non come quelli che sono scesi in campo per uccidere il mondiale con le proprie individualità e che ben presto sono tornati a casa. Questa è la vittoria del cuore e della testa, merito anche di un signore che non ha mai smesso di crederci, quello stesso signore che quel giorno di maggio del 1998 era seduto sulla panchina a pochi metri da me, la mia prima volta in uno stadio, a festeggiare lo scudetto numero 25.
Ora mi scuserete ma devo andare a comprare la cornice dove metterò una delle due copie (quella ancora intonsa) della “Rosea” acquistata stamattina perché quella di ieri notte è indubitabilmente una giornata da incorniciare.
VIVA L’ITALIA!
EC

10/05/98 – 24/06/10. Chi vince festeggia, chi perde spiega.


Cosa ci può essere di così importante in una data ormai passata da 12 anni? Beh, provate ad immaginare un ragazzino nemmeno quindicenne a Torino, Venaria Reale per la precisione. Quel ragazzino ero io, allo stadio, uno stadio vero, per la prima volta nella mia vita.
Si gioca Juve-Bologna, ultima giornata della Juve in casa, allo stadio Delle Alpi c’erano 65.000 persone che di lì a poco avrebbero assistito ad un momento storico per la loro squadra. Bastava una vittoria per arrivare a conquistare il venticinquesimo scudetto.
In campo Peruzzi, Tacchinardi, Montero, Iuliano, Torricelli, Deschamps, Davids, Pessotto, Zidane, Del Piero e Inzaghi. Dall’altra parte basta citarne uno solo: Roberto Baggio. In campo un pallone d’oro ed uno che lo sarebbe diventato di lì a poco, Zinedine Zidane. In tribuna, primo anello, io. Quel giorno la Juve vinse 3-2 con una tripletta di Inzaghi, uno dei due gol del Bologna lo fece proprio Baggio. In contemporanea l’Inter, fino all’ultimo in corsa per lo scudetto, perse a Bari prendendo gol da Ventola e Masinga (!!!). Una festa incredibile.
Sulla panchina della Juve sedeva Marcello Romeo Lippi, 5 scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea, 1 coppa intercontinentale. Tutto con la Juve. Tutto.
Per chi ha vissuto la storia della Juve negli anni ’90 Marcello Lippi è una pietra miliare, è sinonimo di Juventus. Il loro è un rapporto simbiotico, talmente simbiotico che quando Marcello cerca fortuna altrove non la trova, poi torna alla Juve e ricomincia a vincere.
A vincere, come nel 2006, a Berlino quando diventa il mister di tutti, per tutti Campione.
E’ presuntuoso Marcello, forte della sua esperienza e del suo bagaglio impressionante di vittorie. Ha tanti difetti Marcello e forse è proprio questa sua presunzione che, nel 2008 lo porta di nuovo sulla panchina dell’Italia, la stessa presunzione che ci manda a casa dai mondiali in Sudafrica dopo 10 giorni, indegnamente, con il peggior risultato di sempre.
Poco importa, Marcello. Sarebbe fin troppo facile sparare su di te adesso, ma io ho buona memoria, io di quella domenica di maggio del 1998 non mi dimentico, come potrei? Come potrei dimenticarmi l’ingorgo di tre ore fuori dallo stadio prima di riuscire a tornare a casa? Per la prima volta nella mia vita condividevo una festa con migliaia di altre persone!
E come potrei dimenticarmi le lacrime di gioia di quel 9 luglio di 4 anni fa? Una delle emozioni più intense della mia vita, lo giuro.
Julio Velasco, un altro grande, una volta disse “Chi vince festeggia, chi perde spiega”, tu hai festeggiato e, ieri, hai spiegato. Io, ieri, non ho voluto ascoltare perchè voglio che il mio ricordo sia fatto di 5 scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa intercontinentale e una coppa del mondo.
Per questo, “solo” per questo, grazie Marcello.

Le canzoni sono il mezzo di espressione di scrittori senza parole


No, non voglio dire che i cantautori o i parolieri non siano degni di essere definiti scrittori, anzi, tutt’altro.
Gli scrittori senza parole siamo noi, tutti noi pigri usufruttuari passivi di emozioni altrui.
E’ questa la magia della musica, l’incredibile adattabilità di melodia e parole alle nostre emozioni e sensazioni. Per ogni singolo istante della nostra vita c’è una canzone capace di descriverlo e da un po’ di tempo a questa parte me ne ero dimenticato.
Mentre ti scrivo, caro blog, ho nelle orecchie gli auricolari del mio Ipod che avevo dimenticato in un cassetto e mentre passano le parole di Morgan, dei Beatles, di Paola Turci e di tutti gli altri mi accorgo di quanto sia bello descrivere le proprie sensazioni con parole di altri.
Pigrizia. E’ proprio di questo che sto parlando.
Non voglio aggiungere altro. Voglio solo raccontarti il mio stato d’animo in maniera pigra, facendoti dire da qualcun altro quello che sento in questo momento.
Buonanotte, blog.

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