10/05/98 – 24/06/10. Chi vince festeggia, chi perde spiega.

Cosa ci può essere di così importante in una data ormai passata da 12 anni? Beh, provate ad immaginare un ragazzino nemmeno quindicenne a Torino, Venaria Reale per la precisione. Quel ragazzino ero io, allo stadio, uno stadio vero, per la prima volta nella mia vita.
Si gioca Juve-Bologna, ultima giornata della Juve in casa, allo stadio Delle Alpi c’erano 65.000 persone che di lì a poco avrebbero assistito ad un momento storico per la loro squadra. Bastava una vittoria per arrivare a conquistare il venticinquesimo scudetto.
In campo Peruzzi, Tacchinardi, Montero, Iuliano, Torricelli, Deschamps, Davids, Pessotto, Zidane, Del Piero e Inzaghi. Dall’altra parte basta citarne uno solo: Roberto Baggio. In campo un pallone d’oro ed uno che lo sarebbe diventato di lì a poco, Zinedine Zidane. In tribuna, primo anello, io. Quel giorno la Juve vinse 3-2 con una tripletta di Inzaghi, uno dei due gol del Bologna lo fece proprio Baggio. In contemporanea l’Inter, fino all’ultimo in corsa per lo scudetto, perse a Bari prendendo gol da Ventola e Masinga (!!!). Una festa incredibile.
Sulla panchina della Juve sedeva Marcello Romeo Lippi, 5 scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea, 1 coppa intercontinentale. Tutto con la Juve. Tutto.
Per chi ha vissuto la storia della Juve negli anni ’90 Marcello Lippi è una pietra miliare, è sinonimo di Juventus. Il loro è un rapporto simbiotico, talmente simbiotico che quando Marcello cerca fortuna altrove non la trova, poi torna alla Juve e ricomincia a vincere.
A vincere, come nel 2006, a Berlino quando diventa il mister di tutti, per tutti Campione.
E’ presuntuoso Marcello, forte della sua esperienza e del suo bagaglio impressionante di vittorie. Ha tanti difetti Marcello e forse è proprio questa sua presunzione che, nel 2008 lo porta di nuovo sulla panchina dell’Italia, la stessa presunzione che ci manda a casa dai mondiali in Sudafrica dopo 10 giorni, indegnamente, con il peggior risultato di sempre.
Poco importa, Marcello. Sarebbe fin troppo facile sparare su di te adesso, ma io ho buona memoria, io di quella domenica di maggio del 1998 non mi dimentico, come potrei? Come potrei dimenticarmi l’ingorgo di tre ore fuori dallo stadio prima di riuscire a tornare a casa? Per la prima volta nella mia vita condividevo una festa con migliaia di altre persone!
E come potrei dimenticarmi le lacrime di gioia di quel 9 luglio di 4 anni fa? Una delle emozioni più intense della mia vita, lo giuro.
Julio Velasco, un altro grande, una volta disse “Chi vince festeggia, chi perde spiega”, tu hai festeggiato e, ieri, hai spiegato. Io, ieri, non ho voluto ascoltare perchè voglio che il mio ricordo sia fatto di 5 scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa intercontinentale e una coppa del mondo.
Per questo, “solo” per questo, grazie Marcello.

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Pubblicato il 25 giugno 2010 su Varie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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