Meriggiare pallido e assorto.

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

E.Montale

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Pubblicato il 28 giugno 2010 su Varie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Bhè ad una citazione di tale importanza non posso che applaudire e fermarmi a ringraziarti di questo post… Montale, caro Eugenio Montale, quanto dolore su questa poesia… Quei cocci sono sempre lì, mannaggia, quant’è vero! Un bacio ad Enry

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