X Agosto

Questa poesia di Giovanni Pascoli è sempre stata la mia preferita, una delle poche che ancora ricordo bene a memoria.
Mi sarebbe piaciuto poterla recitare la notte di San Lorenzo nel buio della spiaggia, guardando lo spettacolo delle stelle cadenti e cercando di esprimere qualche mio desiderio recondito.
Invece no. Il mio 10 di agosto è stato tutto fuorchè un buon giorno.
“X Agosto”, però, è una poesia triste e forse quella sera le “lacrime di San Lorenzo” erano un po’ anche per me.

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
Oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

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Pubblicato il 13 agosto 2010 su Poesia. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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